Diritto di abitazione del coniuge superstite

Il diritto di abitazione del coniuge superstite

Diritto di abitazione del coniuge superstiteNegli ultimi tempi sempre più di frequente sorgono controversie o vengono promosse cause da coniugi superstiti che intendono far valere il loro diritto di abitazione su quello che era l’immobile di residenza della famiglia.

Sul tema, va subito osservato che la casa coniugale ove la famiglia ha vissuto, e della quale il coniuge defunto aveva la proprietà o la comproprietà, rimane in godimento al coniuge superstite sino a che quest’ultimo rimane in vita. Pertanto, in siffatti casi, l’eventuale esecuzione o espropriazione della casa coniugale non potrà sacrificare il diritto di abitazione del coniuge superstite, il quale avrà diritto di rimanere ad abitarvi sino alla sua morte.

Il diritto di abitazione è previsto dall’articolo 1022 del Codice Civile e rientra tra i “diritti reali di godimento su beni altrui”. Dispone l’articolo 1022 Cod. Civ. che chi possiede tale diritto può continuare ad abitare la casa per la soddisfazione dei suoi bisogni e di quelli della sua famiglia. Il diritto di abitazione su di una casa si estende anche all’arredamento ivi contenuto, nonché alle eventuali pertinenze (garage, verande, giardino…) ed accessori.

La giurisprudenza, anche della Suprema Corte – massimo Giudice in Italia -, afferma che al coniuge superstite compete in ogni caso il diritto di abitazione sull’immobile che era stato adibito ad abitazione coniugale.

In particolare, si sostiene che tale diritto deriva dalla legge, e non dipende dall’eventuale stato di bisogno del coniuge superstite (Corte di Appello di Cagliari, 26.09.2005).

Nella Sentenza n. 6231 del 15.05.2013 la Corte di Cassazione ha statuito che il diritto di abitazione “non incontra alcun limite”, nemmeno se la casa sia momentaneamente occupata da un terzo: il diritto di abitazione del coniuge gli potrà ugualmente essere opposto.

Nella decisione n. 4847 del 27.02.2013, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato che nella successione legittima al coniuge del defunto compete il diritto di abitazione sulla casa ove vi era la residenza familiare. Secondo la Corte, quindi, la tutela del possesso da parte del coniuge è piena, ed egli può anche opporsi al rilascio della casa coniugale in base all’articolo 540 del Codice Civile (il quale prevede tale opposizione nel caso in cui l’immobile in comproprietà con i figli sia stato gravato da pignoramento).

Sempre la Corte di Cassazione ha inoltre affermato che il diritto di abitazione del coniuge superstite sul bene immobile è per legge un “legato di specie”, il quale viene acquistato dal superstite immediatamente all’atto della apertura della successione.

In altra importante decisione, la giurisprudenza ha affermato che, nel caso di vendita forzata della casa di proprietà del coniuge defunto, il coniuge superstite possa addirittura esercitare l’azione di rivendica del bene, prevalendo in tal modo sul creditore che lo aveva acquistato. Sempre secondo la Suprema Corte ciò potrà fare sia con azione di rivendica o con accertamento in un autonomo processo; sia mediante l’opposizione di terzo anche “tardiva” (ex articolo 620 Cod. Proc. Civ.); sia potrà opporsi (ex articolo 615 Cod. Proc. Civ.) all’esecuzione per rilascio promossa da terzi. Anche il Tribunale di Ancona, con Ordinanza del 2.10.2010, ha affermato che con la vendita forzata non può essere trasferito un diritto non appartenente al debitore, come è ad esempio il diritto di abitazione sulla casa.

Il diritto di abitazione del coniuge superstite può essere fatto valere con la denunzia di successione e con la produzione dello stato di famiglia, e sorge – come si diceva – ipso jure come legato di specie al momento del decesso del coniuge.

Un analogo diritto di abitazione non compete al convivente superstite

La Corte Costituzionale, nella Sentenza n. 310 del 26.05.1989, ha invece affermato che un analogo diritto di abitazione non spetta al convivente. Il diritto di abitazione spetta quindi solamente al coniuge.

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1 Commento
  1. Rispondi Mariagrazia iadarola ago 4, 2015 at 15:25

    Salve, volevo fare una domanda in merito: ma se il defunto non era proprietario della casa? La casa non gli era ancora stata assegnata dal genitore. Infatti il capostipite, vivente, risulta proprietario a tutt’oggi, dopo 2anni e mezzo dall’evento luttuoso, dell’intero immobile. E non solo, dall’evento luttuoso il coniuge superstite non ha più abitato in quella casa. Grazie dell’attenzione

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